La crisi in corso in Costa d’Avorio

Dal nostro simpatizzante della Costa d’Avorio riceviamo e volentieri pubblichiamo il racconto di quello che sta succedendo in questi mesi nello Stato africano, alle prese con brogli elettorali, ingerenze straniere, interessi delle multinazionali e disinformazione.

di Wanyou Gasso

Per capire meglio questa ennesima crisi che sta vivendo la Costa d’Avorio, bisogna risalire lontano negli anni 90, quando il defunto primo presidente HOUPHOUET BOIGNY si rifiutò di vender migliaia di tonnellate di caffè e di cacao all’occidente, particolarmente agli Stati Uniti, in protesta al poco profitto che il suo paese traeva da questo commercio.

Da allora partì dalle potentissime lobbies finanziarie francesi e americane delle industrie del caffè e del cacao e dai rispettivi governi, una manovra di soffocamento dell’economia del paese, sospendendo gli aiuti necessari ai programmi strutturali di sviluppo prescritti dalle istituzioni finanziari internazionali. Il presidente HOUPHOUET BOIGNY si trovò in serie difficoltà al tal punto che non fu in grado di pagare gli stipendi dei funzionari governativi; il popolo cominciava a manifestare. La situazione era così esplosiva che il vecchio presidente fu costretto ad accettare Alassane Ouattara, impostogli dai francesi e americani,capiremmo più avanti perché proprio Alassane Ouattara. Si sapeva che Alassane Ouattara era stato nell’alta finanza come direttore aggiunto del Fondo monetario Internazionale, carica che aveva assunto in quanto cittadino dell’Alto Volta, oggi Burkina Faso. Alla morte di HOUPHOUET BOIGNY, Alassane Ouattara che era il primo ministro in prestito alla Costa d’Avorio con mandato di raddrizzare l’economia del paese secondo gli occidentali, si rifiutò di cedere le redini del potere che nel frattempo aveva assunto in quanto Presidente ad interim in attesa dell’applicazione delle costituzione (che stipulava chiaramente che sarebbe stato il Presidente della Camera dei Deputati ad succedere al Presidente in caso di morte). Ci fu un braccio di ferro con KONAN BEDIE,il successore legittimo ed il primo ministro Allassane Ouattara che non era neanche Ivoriano. Con l’aiuto dell’esercito, Allassane Ouattara fu costretto malgrado lui a cedere la poltrona presidenziale,ma non si dette per vinto.

Seguendo un piano ben preciso dell’occidente, intendo la Francia e l’America, Ouattara diventò un attore politico di massimo livello sfruttando il fatto di appartenere ad una etnia musulmana che si trovava sia in Burkina che in Costa d’Avorio. Perche proprio Allassane Ouattara per presiedere al destino di un paese di cui non è cittadino? Si sa che la Costa d’Avorio è terra d’immigrazione per 4.000.000.000 di burkinabè che maggiormente lavorano nelle piantagioni di caffè e cacao .con Alassane Ouattara al potere, ciò avrebbe permesso la naturalizzazione di tutti questi immigrati che poi sarebbero diventati potenziali elettori a favore di Alassane, garantendo agli americani il controllo di questa filiera. Ma le cose non andarono come avrebbero voluto gli occidentali, perché dopo il colpo di Stato contro KONAN BEDIE per installare Ouattara, il generale GUEHI incaricato per l’interim, tradì le aspettative dei mandanti del colpo di Stato: il generale GUEHI organizzò delle elezioni per poter rimanere al potere in modo legittimo e fu battuto da LAURENT GBAGBO che nes suno aveva mai preso sul serio. Questa situazione complicò ulteriormente i piani sia dei francesi che degli americani. GBAGBO diventò presto la bestia nera di tutti, perché si è dichiarato uomo della rottura con i colonizzatori e gli imperialisti che considerava degli sfruttatori. Per GBAGBO,ogni paese sovrano avrebbe dovuto essere in grado di aver dei rapporti equilibrati con il resto del mondo senza dover subire pressioni a cause delle scelte relative ai suoi partners commerciali. Questa attitudine di GBAGBO provocò l’ira delle lobbies delle industrie americane e francesi. Da allora la sua sorte fu segnata; un colpo di Stato organizzato nei suoi confronti falli e si tramutò in ribellione dal 2002. I ribelli non fecero mai mistero circa il finanziatore che li manovrava: il signor Ouattara.

Dal 2002 si è visto di tutto. Da Marcoussy in Francia a Lomé nel Togo,passando per Acra in Ghana, poi in Sud Africa. Finché lo stesso Gbagbo rendendosi conto, dopo aver concesso tanto alla ribellione, compreso l’amnistia e la riabilitazione dei soldati disertori nell’esercito regolare, affrontò la crisi e sollecitò BLAISE CAMPAORE, presidente de Burkina (da dove era partito l’attacco contro il suo regime). Accusato a lungo da GBAGBO di destabilizzare il suo paese, Campaore non si poteva rifiutare perché altrimenti avrebbe compromesso se stesso nella crisi ivoriana. Con Campaore come mediatore, passi giganti furono compiuti con l’accordo di Ouagadougou. Si creò una commissione elettorale “indipendente” capeggiata dall’opposizione al 80% (un’altra concessione di GBAGBO). Nell’accordo di Ouaga era previsto che i ribelli di SORO GUILLAUME (che nel frattempo era stato nominato primo ministro di GBAGBO nel governo di coalizione), deponessero le armi ma non lo fecero. D’altra parte la suddivisione del paese avvenuta durante i combattimenti nel nord del paese con l’aiuto dei soldati francesi fu mantenuta malgrado che gli accordi di Ouaga chiedevano chiaramente di rilevarli.

LE CONDIZIONI PER UNO SCRUTINIO TRASPARENTE ,GIUSTO E DEMOCRATICO NON ERANO ACQUISITI PER QUESTE ELEZIONI:

– il paese era ancora diviso in due

– i ribelli non avevano deposto le armi

– la commissione elettorale non era indipendente perché capeggiata dai partiti dell’opposizione..

Ciononostante Gbagbo Laurent acconsentì ad andare alle elezioni perché diceva di non voler apparire come colui che si rifiutava ad andare alle elezioni. A lsecondo turno furono designati dopo lo spoglio e la convalida del consiglio costituzionale ivoriano,i signori GBAGBO e OUATTARA, fin là nessun problema.

Al secondo turno,mentre i risultati provvisori stavano arrivando alla sede della commissione “indipendente”, un commissario andò ad annunciare dei risultati senza consultare il campo di GBAGBO sulle cifre da pubblicare secondo la prassi. Dato che queste erano delle elezioni Presidenziali importanti in Costa d’Avorio, sapendo il popolo esausto da una situazione ormai che durava da otto anni, bisognava evitare che venissero commessi degli errori. Fu cosi che le Televisioni di tutto il mondo ripresero un commissario del campo di GBAGBO che cercava di impedire l’annuncio di risultati non ancora convalidati da tutte le parti. Si è poi visto che la commissione non fu in grado di pubblicare i risultati nei termini di legge di tre giorni secondo le leggi costituzionali del paese. A questo punto, la commissione doveva al termine dei tre giorni ,trasmettere al Consiglio Costituzionale tutte le schede elettorali per determinare il vincitore delle elezioni. Il quarto giorno, cioè fuori termine,il presidente della commissione elettorale, il signor YOUSSOUF BAKAYOKO, membro di un partito vicino a OUATTARA, prelevato dai suoi uffici dagli ambasciatori di Francia e Stati Uniti,venne condotto nella sede elettorale di OUATTARA senza i membri della commissione di cui era presidente, senza la stampa locale, ma davanti alla televisione francese (france 24 ,bfm tv e qualche giornalista straniero) per annunciare la vittoria di OUATTARA al 54% dei suffragi.

Ovviamente ci fu la reazione del Consiglio Costituzionale, solo organo istituzionale abilitato a dare i risultati. Un comunicato stampa fu fatto per dire al popolo di aspettare i risultati che sarebbero stati dati dal Consiglio. Senza aspettare, i relais dei giornali francesi ampliavano la vittoria di OUTTARA su tutte le televisioni straniere. Dopo verifiche, il consiglio costituzionale prese atto all’evidenza della vittoria di GBAGBO in 14 regioni, tranne le cinque regioni del nord dove i ribelli in armi avevano violentato, ucciso e fatto brogli, a volte forzando i partigiani di GBAGBO a firmare dei processi verbali pure non avendo partecipato alle supervisioni. Alla luce di tutte queste irregolarità il consiglio costituzionale dichiarò GBAGBO vincitore al 51,80%.

Malgrado il verdetto dell’organo supremo della magistratura ivoriana,la comunità internazionale continua a sostenere che è stato OUATTARA a vincere. GBAGBO, sempre nella sua logica di preservare la pace ha proposto al suo avversario la verifica delle schede elettorali davanti a commissari neutrali europei, americani, russi cinesi e africani, ma il campo di OUATTARA esclude questa possibilità rivendicando la vittoria. La domanda è: perché tanta reticenza ad un nuovo spoglio da OUATTARA se dice di aver vinto? La logica per noi ivoriani è chiara: i francesi e gli americani vogliono darci un presidente che piace a loro per i loro interessi.

Tanto è vero che ciò che ci conforta nelle sconfitta di OUTTARA è che ha chiamato il popolo alla disobbedienza civile, nessuno l’ha seguito. Ha chiesto all’esercito di non mettersi alla disposizione di GBAGBO, non è stato seguito.

Ad ogni modo, il destino non solo della Costa d’Avorio, ma di tutta l’Africa si sta giocando…

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